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Dalle qualità femminili alle competenze manageriali

Negli ultimi due decenni, le rapide trasformazioni che hanno investito l’economia, le organizzazioni e il management hanno messo in luce una sempre maggiore problematicità degli stili di direzione tradizionali, basati sullo schema comando-e-controllo e fatto emergere la necessità di riconoscere e valorizzare modelli organizzativi, abilità e stili alternativi. Alcune competenze e stili di gestione attribuiti alle donne e fino a poco tempo fa considerati disfunzionali (come la tendenza a coinvolgersi nei problemi, la concretezza, la capacità di costruire legami, la capacità di ascolto, l’egalitarismo) hanno cominciato ad essere giudicati indispensabili per la trasformazione e il successo delle organizzazioni. Tuttavia ciò che in letteratura già da alcuni anni è riconosciuto valido e funzionale fatica a trovare spazi di applicazione nelle concrete realtà organizzative e di valorizzazione tra le stesse donne all’interno delle organizzazioni.
Giocano a sfavore il reiterarsi di alcuni stereotipi che, legando tali competenze a qualità prettamente ‘femminili’, tendono a depotenziarle e renderle poco significative, impedendo la valorizzazione di un potenziale femminile in termini di intelligenza organizzativa, cognitiva e relazionale.

Obiettivi

  • Facilitare nelle donne l’emersione e la costituzione di una matura rappresentazione di sé, di ciò che esse desiderano e vivono nel lavoro.
  • Favorire lo sviluppo di competenze in grado di incorporare un diverso modo di vivere il lavoro, mettendo a valore relazioni, comunicazione, cura nel fare.
  • Favorire e incentivare un mutamento organizzativo che investa tutta l’azienda e veda come facilitatrici e protagoniste privilegiate le donne stesse.